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Sunday, May 20, 2012 ..:: D. Dolci » Riflessioni sulla Scuola di Mirto ::.. Register  Login
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"Ragione ed Emozione"

Frutto di una bellissima esperienza fatta in Francia è stato il risultato della ricerca realizzata in collaborazione con l' "Universitè Lumiére Lyon 2" grazie alla vincita di una borsa di Studio.

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Il lavoro è stato presentato al concorso Letterario editoriale "L'Autore" indetto dalla Casa Editrice "Maremmi Editore SAS- Firenze Libri".


      

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RIFLESSIONI SULLA SCUOLA DI MIRTO   (1/2)

    L’opera di autoanalisi popolare svolta da Danilo Dolci sin dai suoi primi anni in Sicilia, in quella terra che gli appare immediatamente ricca e fertile, sebbene tarpata nel suo volo da problematiche complesse e ataviche, si è sviluppata secondo due principali linee direttive: lo sviluppo socio-economico del territorio e lo sviluppo interiore della gente.
La consapevolezza dei problemi economici e strutturali ha visto, con priorità assoluta proprio per il suo carattere di urgenza, il nascere della diga sul fiume Jato, che ha permesso a ciascuno di poter lavorare in modo autonomo e senza dipendenze parassitarie e parassitanti. A questa fase ha fatto seguito una presa di coscienza del sistema clientelare mafioso, quale causa di impedimento al sorgere di una società capace di crescere in modo sano. Essa si è trasformata ben presto in una lunga e coraggiosa opera di denuncia da parte di Danilo e, per la prima volta, anche da parte di tante persone del luogo che, profondamente oneste, non accettavano più di sottomettersi al gioco di politici e mafiosi costantemente collusi tra di essi.

    Dopo questi cambiamenti strutturali si fece avanti l’idea che l’opera di denuncia non potesse più bastare. Non bastava criticare, occorreva costruire il nuovo. Le denuncie riguardavano il “già fatto”, il “passato”, riguardavano avvenimenti che bisognava cambiare, ma che in parte erano stati scritti. Adesso nasceva l’esigenza di guardare al futuro per rivedere le radici e far germogliare degli alberi sani: bisogna guardare all’infanzia.

    E in quelle stanze povere e spoglie, dove erano soliti riunirsi per trovare una soluzione alla mancanza di lavoro, alla mancanza di acqua, alla mancanza di cibo per assicurare la vita ai bambini, nasce l’idea di una scuola, che ancora oggi a qualsiasi livello di scolarizzazione, non si è stati capaci di riprodurre: nasce il sogno della scuola di Mirto. Un sogno che presto diventerà concreta realtà per tutti i bambini della zona.

    Bisognava però trovare il luogo, lo spazio adatto per realizzare un centro educativo, che fosse consono alle idee che lo guidavano, idee che ancora oggi appaiono ambiziose, pur nella loro semplicità, bisognava trovare i soldi per costruirlo… bisognava iniziare..

    Le difficoltà furono tante e continue nel tempo, anche a seguito della sua costruzione. Infatti dopo l’avvio iniziale la scuola fu chiusa e rischiò di non essere più riaperta a causa di un ponte pericolante, che era l’unico accesso alla scuola e che il Comune aveva più volte garantito di ristrutturare, ma di fatto era sempre rimasta un’opera incompiuta. Esso costituiva un pericolo per i bambini e gli educatori che li accompagnavano giornalmente con il loro pulmino, pertanto si era dovuto chiudere Mirto con l’impegno di riaprirlo al compimento dei lavori di ripristino del ponte.

    Quello che mi piace sottolineare in questo lavoro, al di là di tutte le problematiche che hanno accompagnato la vita stessa del centro, sono le idee guida che permisero il sorgere di una scuola in cui insieme crescevano bambini, genitori, insegnanti. Una scuola che nacque dal confronto con i genitori, con gli educatori, con le scuole di altre nazionalità, che aveva ascoltato i bambini, che era attenta ai loro più intimi desideri. Essa maturò dopo molteplici riflessioni e mai rispose alla voce del padrone, alle esigenze politiche di turno, ma solo alla voce dei suoi protagonisti.

    E così tra le montagne e il mare, immersa nella campagna, vicino ad un anfiteatro, tra tanti animali da conoscere, piante e fiori da osservare, nasce la scuola di Mirto.

    “C’era una volta una stradina per la campagna, un viottolo sempre più scassato e pericolante, fino a un mulino sotto la montagna. Quando una primavera, al di là dello screpolato ponticello senza sponde sulla fonda fiumara, è fiorito tra i mandorli anche un nido di creature.”

    Ma come doveva essere organizzato questo luogo affinché realmente potesse dirsi  nido di creature? Chi vive nella scuola conosce bene la complessità e le difficoltà del mondo scolastico, al di là di felici e riusciti tentativi. E’ consapevole come essa non sia, sempre, un nido dove ciascuno cresce con i propri ritmi e nel rispetto di sé e degli altri, un luogo dove ciascuno scopre gli interessi profondi, matura le potenzialità nello sviluppo della  sua personalità. La scuola, in certi casi, è vissuta come un luogo di insana competizione, di ingestibili conflitti, di arrogante prevaricazione, di ore avvilenti e mortificanti in cui ciascuno chiuso in se stesso (insegnanti compresi) incastra conoscenze e nozioni, che in nessun modo trovano applicazione e confronto con la vita pratica. La scuola ancora oggi, nonostante le riflessioni di insigni pedagogisti, rimane un luogo dove gli interessi dell’allievo non costituiscono un punto di forza degli apprendimenti e sono mortificati in nome di altri interessi, che coinvolgono la parte più forte del rapporto educativo, cioè l’adulto-insegnante, che pertanto sono considerati più edificanti. A questo proposito Danilo  scrive: “come gli interessi e gli interrogativi possono essere acuiti da un ambiente abitualmente sensibile, in ricerca, così possono essere ottusi, spenti, soffocati in germe, in un ambiente superficiale, distratto, che facilmente delude e scarta quanto non comprende.”

    Ogni giorno a Mirto i bambini seduti in cerchio, insieme agli insegnanti, sceglievano e decidevano come avrebbero trascorso la loro giornata, cosa desideravano apprendere. Nel confronto tra le diversità, insieme, si meditava una soluzione che interessasse tutti, anche gli educatori.  Talvolta era richiesta la presenza degli esperti, il musico educa alla musica, altre era desiderio di tutti andare all’aperto per esplorare e osservare la natura.

    Le idee cardini della scuola di Mirto, a mio avviso ancora oggi di profonda attualità, possono essere sintetizzate in tre punti fondamentali.

    "1. Scoprire e sviluppare coi bambini i loro più profondi interessi;
    2. tendere a trasformare la naturale curiosità in metodo di ricerca e di scoperta;
    3. tendere a creare un ambiente maieutico in cui ciascuno possa risultare, e risulti, levatrice agli altri.”

    Danilo era consapevole delle enormi difficoltà che queste idee avrebbero comportato nella loro applicazione pratica. Scoprire i più profondi interessi presenti in ogni bambino, e dunque diversi per ciascuno, trasformare la curiosità in metodo di ricerca, offrire svariati modi di apprendere e permettere a ogni allievo di manifestare se stesso, significa che l’apprendimento non è il risultato di schemi precostituiti, elaborati e programmati a priori dal docente e al quale l’alunno deve adattarsi, pena l’esclusione dal processo stesso di apprendimento. Bensì esso è un progetto in continua ridefinizione, aperto al cambiamento e alle modifiche, flessibile alla crescita quale processo carico spesso di conflitti, di corsi e ricorsi, di percorsi talvolta tortuosi, che costituiscono passaggi necessari per il maturare di ciascuno.

    Ciò comporta nell’educatore la capacità di mettersi in discussione, poiché il suo ruolo non è disegnato in maniera definitiva. Per l’educatore significa  andare incontro all’incertezza, ai mille dubbi che lo assalgono, al rivedere il suo lavoro, a confrontarsi con gli altri per cercare nuove, migliori o possibili soluzioni. Sempre però, organizzando, progettando e documentando in modo scrupoloso quello che vive nella scuola, le difficoltà, i successi, le strategie di intervento e ciò che ha ritenuto necessario conservare per la propria memoria educativa, poiché  affidarsi alle capacità inventive dell’insegnante, non creare schemi predefiniti e rigide programmazioni, non significa certamente improvvisare.

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"Maieutica e Sviluppo Planetario in Danilo Dolci"

Contenuti di un'Esperienza stupenda fatta al fianco dei miei due grandi "Maestri": "Danilo Dolci", "Nino Mangano"

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