Esperienza di una Maieutica Planetaria

Esperienza di una Maieutica Planetaria

Plenaria

 

Il libro affronta la tematica della comunicazione, in particolare di un tipo  ben preciso di comunicazione che è quella maieutica. Per approfondire tale tematica mi sono avvalsa dell’esperienza e degli scritti di Danilo Dolci, che ha rielaborato il dialogo maieutico, di socratica memoria, per utilizzarlo (prima in Sicilia e poi in tutto il mondo) in vari contesti:  sociale, politico, educativo.

In una società in cui si tende sempre più a subire, passivi, quanto ci viene offerto e proposto (spesso illudendoci che sia una nostra scelta) recuperare la dimensione della comunicazione, in cui ciascuno matura nella reciprocità una coscienza di sé, che non porta mai a sovrastare, a dominare, ma sempre al con-crescere,  mi sembra sia oggi più che mai fondamentale per ciascuno di noi.

Tiziana Rita Morgante

 

Recensione

    Educare è formare l’uomo nella sua globalità, quale essere razionale ed emozionale. E’ proprio quell’ aspetto emozionale, spesso rifiutato dalla scuola perchè visto come presunta carica eversiva, contraddittoria, destabilizzante, che si presenta fortemente incisivo per la crescita e la formazione armoniosa dell’uomo. Un rapporto educativo basato non solo sulla trasmissione di notizie e di informazioni, non solo non risponde agli interesse dei ragazzi ma trasforma questi ultimi in semplici “vasi” da riempire: il processo educativo diventa così palude stagnante che annoia, insieme, alunni ed educatori. Ogni atto di conoscenza è invece una relazione di sè con il mondo, in cui intervengono molteplici fattori emozionali: il rischio di modificare le proprie strutture mentali, la paura del cambiamento, la curiosità e la gioia della scoperta.

 

Tiziana Rita Morgante

Introduzione

Relegare ai margini del vivere le emozioni quali fattore di disturbo, rispetto alla superiorità della ragione, è ormai costume diffuso nella nostra società. Se da un lato vi è in ogni essere vivente un bisogno di affetto, di esprimere le proprie emozioni, dall’altro vi è un razionale ripudio di tutto ciò, interpretato come mera debolezza. Su questa dicotomia oscilla la nostra vita: e vacillano gli equilibri interiori.

La frattura tra ragione ed emozione caratterizza dunque la società occidentale, ed è la conseguenza di un generale paradigma culturale: quello della riduttività e della frammentazione. Tale frattura, ormai storica, ha acquistato oggi però tratti di grande perniciosità. La separazione tra ragione ed emozione nell’essere umano se da un lato ha favorito il progresso delle scienze, della tecnica in particolare, in nome della razionalità pura, dimenticando ogni implicazione etica; dall’altro, di contro, ha determinato nell’uomo, sovente, uno stato di sofferenza, causato dalla incapacità di essere se stesso.

La sofferenza, l’ anomia, la violenza, la perdita del senso di umanità, la depressione, che contraddistinguono la società attuale, trovano, a mio avviso, una possibile causa nella eccessiva ed inconsulta esaltazione della ragione, con il conseguente rifiuto degli aspetti emozionali e il successivo svilimento di ogni legame affettivo autentico.

Oggi le scienze dell’educazione si trovano dinnanzi ad una grande sfida: non é più possibile educare alla pura razionalità, ma occorre finalizzare l’atto educativo verso uno sviluppo della globalità della persona. Ciò comporta una messa in discussione dei precedenti schemi educativi che vedono nell’emozione, nell’affettività meri elementi di disturbo, per farli diventare invece elementi cardini di tutto il processo educativo, elementi da rispettare pena l’inficiamento di tutto il processo stesso di apprendimento.

L’infanzia, la giovinezza si trova sempre più di fronte a problemi di tipo affettivo-relazionale, mentre presenta sempre meno carenze di tipo informativo – basterebbe pensare a tutti gli strumenti di informazione, ormai disponibili ovunque, che rendono quasi inutile un atto educativo come semplice processo di trasmissione di notizie -. E’ piuttosto di questi problemi emozionali che l’educazione dovrà farsi carico, ed in questo consiste la sfida che le scienze dell’educazione dovranno accogliere, se non vogliono vanificato ogni loro atto.

Si potrebbe parlare di una sorta di rivoluzione copernicana, in cui il processo educativo non ruota più intorno ad una alfabetizzazione culturale, ma appare anche,talvolta soprattutto, rivolto ad una sorta dialfabetizzazione emozionale, che diviene quasi una conditio sine qua non dell’atto educativo. Infatti senza un ritrovato o ricostruito equilibrio affettivo-emozionale viene meno persino un consapevole processo di apprendimento, quale acquisizione critica di conoscenze.

In quest’ottica educare non é più trasmettere informazioni, ma aiutare gli allievi a costruire un progetto di sé, in cui ogni loro potenzialità é espressa ed é indirizzata verso direzioni sane. Dialogo, soprattutto nella  sua forma maieutica, e poesia diventano gli strumenti di un’educazione reinterpretata nel senso del rispetto e della costruzione di sé.

Se già le scienze comprendono l’errore di aver rifiutato i miti, il pensiero fantastico, la poesia, proprio perché ne hanno compreso il valore “profetico”, e accettano la possibilità di una messa in crisi del potere assoluto della ragione, tale coscienza dovrà essere acquisita, ancor più, dalle scienze dell’educazione.

Modificare il credo dell’uomo moderno, presuntuosamente convinto dell’infallibilità della ragione e sordo alle ragioni del cuore, quale inutile turbamento, é una sfida che non si può non accogliere se si vorranno migliorare le condizioni di vita spirituali e morali, e non solo materiali, dell’uomo e della società stessa.

E’ partendo da questo patrimonio storico che si potrà superare, a mio avviso, la frattura tra l’emozione e la ragione, per proiettare avanti lo sguardo, verso un futuro migliore, con l’obiettivo di superare la tragedia dell’uomo moderno. Una tragedia che nasce, appunto, da una progressiva perdita nell’uomo di una parte di sé: la parte emozionale, il cuore, l’affettività, la sfera poetica. Essa consente all’uomo di vivere la vita nella sua pienezza ed interezza, e non può essere considerata come una parte che lo indebolisce poiché lo allontana dalla linearità e rigorosità della ragione. La sfera emozionale, piuttosto, arricchisce la ragione stessa apportando il contributo di nuove sfumature, di diverse prospettive.

E’ nell’accettazione di questa diversità delle parti insite nell’uomo, che si dischiude la possibilità di sovvertire questa tendenza alla unilinearità. Una tendenza che ha portato l’uomo sempre più verso una schizofrenia, una autentica tragedia.

Tiziana Rita Morgante

Indice

Introduzione

Capitolo I – La maieutica tra individuo e societàPlenaria

  1. Premessa
  2. La maieutica e la società
  3. La maieutica come riscoperta dell’ individuo
  4. L’ alternativa maieutica alla logica del dominio

Capitolo II – La maieutica in Socrate

  1. Premessa
  2. La maieutica come metodo di ricerca
  3. Le finalità della maieutica socratico-platonica
  4. Limiti della maieutica socratica-platonica
  5. Conclusione

Capitolo III – Danilo Dolci e la riscoperta del metodo maieutico

  1. Premessa
  2. L’autoeducazione degli adulti nel processo maieutico
  3. L’ ambiente leva per il cambiamento
  4. Conflitto nonviolento e maieutica
  5. La diga come cambiamento sociale
  6. Dalla maieutica al progetto

Capitolo IV – Maieutica e lotta alla mafia

  1. Premessa
  2. Dall’autoanalisi alle coraggiose denunce
  3. Per un’educazione antimafia

Capitolo V – L’ educazione maieutica nella scuola

  1. Premessa
  2. Maieutica e scuola
  3. Dal sogno al progetto di Mirto
  4. L’organizzazione di una scuola maieutica
  5. L’educatore maieutica

Capitolo VI- Maieutica ed educazione alla pace

  1. Premessa
  2. Verità, pace e nonviolenza
  3. Dalla trasmissione alla comunicazione 75

Capitolo VII – Aspetti dell’ “esistere maieutico”

  1. Premessa
  2. Linguaggio poetico e maieutica tragica
  3. La maieutica come incontro di culture
  4. La maieutica tra natura e città
  5. Verso una maieutica planetaria

Bibliografia